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Paziente Multietnico

Gli sbarchi sulle coste dell’Italia meridionale, in particolare verso la Puglia e la Calabria, hanno raggiunto una certa intensità verso la fine degli anni ’90. A partire dal 2002, la destinazione principale dei flussi migratori via mare è diventata la Sicilia, e, in particolare, l’isola di Lampedusa. Secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), gli arrivi di migranti via mare nel nostro paese tra il 1 gennaio e il 31 agosto 2017, sono stati 99,127. Dal 1 gennaio 2018 ad oggi, si sono registrati 4,733 arrivi via mare. Secondo alcuni dati di Save the Children, sono 10.500 i minori migranti arrivati in Italia via mare da soli da gennaio a giugno 2016.

L’attività di assistenza sanitaria deve rivestire carattere di assoluta priorità rispetto a ogni intervento attuato nei confronti dei migranti appena sbarcati. È altresì necessario che la stessa si svolga in un termine congruo rispetto ai bisogni individuati. È di fondamentale importanza che sul luogo dello sbarco sia presente personale sanitario per l’effettuazione di un primo triage medico, anche al fine di identificare casi che necessitano di cure specifiche ed esami più approfonditi e che devono essere trasferiti in strutture ospedaliere.  

L’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) da maggio 2015 è presente nel Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Lampedusa (CPSA) con un servizio che eroga prestazioni di tipo specialistico in dermatologia e in infettivologia nonché assistenza psicologica; dell’équipe fanno parte anche mediatori transculturali ed antropologi. L’assistenza di base presso il CPSA è invece assicurata dai medici dell’Ente gestore. Nei primi 5 mesi (dal 5 maggio al 25 settembre 2015) sono stati visitati dal team INMP circa 2.000 pazienti per un totale di 3.700 accessi. Si tratta di una popolazione molto giovane, con età media di 22 anni, composta prevalentemente da maschi (più del 85%). I pazienti sono per circa il 97% di provenienza africana e per il 3% di provenienza asiatica e i Paesi più rappresentati sono nell’ordine Eritrea, Nigeria, Somalia, Gambia, Mali, Senegal, Costa D’Avorio, Ghana, Guinea, Etiopia, Bangladesh e Siria.

Il grafico 1 mostra, raggruppate per classi, le principali condizioni cliniche diagnosticate presso il servizio, per le quali è risultata necessaria la prescrizione di farmaci, per lo più ad uso topico o per via orale. Le patologie più rappresentate sono di tipo dermatologico, prime tra tutte la scabbia e la pediculosi del capo, seguite dall’impetigine e dalle altre manifestazioni infettive e non della cute e degli annessi (eczemi di varia natura, epizoonosi, foruncoli e favi, follicoliti ed ustioni chimiche).

Graf. 1 Principali condizioni cliniche riscontrate (maggio – settembre 2015)



Tra le malattie infettive diagnosticate e trattate presso il CPSA le più rappresentate sono le affezioni del tratto respiratorio superiore, la varicella, l’herpes simplex di tipo I, le gastroenteriti e le infezioni uro-genitali. Sono stati, inoltre, diagnosticati e trattati nove casi di polmonite batterica e sette casi di parassitosi intestinale. In alcuni casi è stato necessario trasferire i pazienti presso ospedali siciliani per la conferma diagnostica (ad esempio, per sospetta malaria o TBC) oppure per terapie di maggior impegno.

La prescrizione dei farmaci può costituire un utile tracciante per fornire elementi che possono orientare politiche coerenti con i bisogni di salute di questa popolazione.

Secondo i dati forniti dall'INMP, il grafico 2 mostra i farmaci maggiormente prescritti. Per la gran parte si tratta di farmaci ad applicazione topica, quali antiparassitari, antibiotici, antibiotici in associazione a corticosteroidi e FANS, antimicotici e corticosteroidi. Per quanto riguarda i farmaci a somministrazione sistemica vengono utilizzate prevalentemente le preparazioni orali, soprattutto antibiotici (macrolidi, penicilline, fluorochinoloni e cefalosporine), seguiti da farmaci analgesici ed antipiretici, antimicotici, antivirali ed antiparassitari.

Graf. 2 Principali classi di farmaci prescritti (maggio- settembre 2015)

L’attività di INMP a Lampedusa è realizzata sulla base di una Convenzione tra l’INMP e il Ministero degli Interni – Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione.

La scelta di un farmaco in un contesto difficile come questo deve tenere conto di:
-    disponibilità all’interno del CPSA o reperibilità sull’isola;
-    eventuali allergie, intolleranze, controindicazioni del paziente;
-    modalità di somministrazione (prediletta la via orale e la mono-somministrazione giornaliera al fine di favorire la compliance ed ovviare a problemi organizzativi);
-    maneggevolezza del farmaco, possibilità di effetti collaterali difficilmente gestibili all’interno del CPSA.

In tale contesto, possono a volte esistere delle discrepanze tra la prescrizione specialistica e l’effettiva somministrazione del farmaco (effettuata da parte del personale sanitario dell’Ente gestore) per difficoltà organizzative (ad esempio, per sovraffollamento del centro), per le partenze dei pazienti, per scarsa compliance o problemi di comunicazione medico-paziente, connessi ad aspetti linguistici e culturali.
E’ opportuno, infine, sottolineare che l’esperienza descritta è peculiare e che i dati presentati non possono essere generalizzati rispetto al composito e variegato fenomeno della migrazione.

Secondo l’esperienza dell’ Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) presso il CPSA di Lampedusa e presso gli insediamenti dei transitanti a Roma, i migranti appena sbarcati in Italia necessitano soprattutto di trattamenti per le seguenti condizioni cliniche:

•       scabbia (permetrina, benzoato di benzile)
•       infezioni delle vie respiratorie superiori  (comuni antibiotici, antipiretici, FANS)
•       malattie esantematiche (antivirali per varicella)
•       malattie muscolo-scheletriche (antipiretici/antidolorifici)
•       malattie del sistema nervoso-centrale (benzodiazepine, in qualche caso l’aloperidolo).

Diversi sono i bisogni che emergono dopo qualche mese di permanenza e dopo i primi controlli medici. Oltre a farmaci di comune utilizzo anche nella corrispondente fascia di popolazione autoctona (giovani), sono di interesse specifico gli antimicotici per micosi superficiali, i farmaci per il trattamento di epatiti virali croniche e quelli per il trattamento dell’Infezione tubercolare latente.

Svariate sono le ONG che svolgono attività di carattere socio-sanitario a Lampedusa, così come sono molte le organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che sono direttamente coinvolte nell’affrontare il tema dei migranti nel contesto socio-sanitario. Secondo dati recenti dell’OMS, le malattie più frequenti tra i rifugiati e gli immigrati sono i traumi psicologici e le malattie cardiovascolari, il diabete, l’ipertensione, spesso peggiorato dall’interruzione del trattamento. Infezioni respiratorie acute, diarrea e pidocchi, spesso associati alle scarse condizioni di igiene durante il viaggio. Inoltre, come stimato dall’OMS, possono essere anche riscontrate tubercolosi, HIV/AIDS, epatiti virali e forme di morbillo e rosolia. Inoltre, l'OMS ha recentemente evidenziato nei suoi monthly updates, che le condizioni di sovraffollamento e la carenza di vaccini, possono fare aumentare la diffusione di malattie prevenibili con vaccino.  

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenzia anche le infezioni trasmesse da alimenti che sono anche frequenti, soprattutto quando i migranti viaggiano in circostanze difficili e talvolta disperate. Infatti, il sovraffollamento aumenta la probabilità di focolai di malattie batteriche gastrointestinali, come ad esempio la salmonellosi, la shigellosi, la campylobatteriosi, il novovirus e l’epatite A. Per maggiori informazioni, si prega di consultare la seguente pagina.

Si evidenzia che l’Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS ha ideato una task force sul tema “migranti e salute” al fine di supportare gli Stati Membri e gli uffici nazionali nell’affrontare le sfide giornaliere del grande flusso migratorio. Per informazioni, si prega di fare riferimento al seguente link. Inoltre il predetto Ufficio, all’interno del progetto Public Health Aspects of Migration in Europe (PHAME), in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’Istituto Superiore di Sanità – CNESPS, hanno presentato il 18 maggio 2015 il rapporto “Malattie croniche e migranti in Italia. Rapporto sui comportamenti a rischio, prevenzione e diseguaglianze di salute”, ideato per stimolare un dibattito italiano ed europeo sulla salute dei migranti.

In aggiunta, l’OMS ha di recente pubblicato gli HEN reports, i quali evidenziano e raccolgono dati recenti sullo stato di salute e l'accesso all'assistenza sanitaria per i diversi gruppi di migranti, tra cui quelli che arrivano in Europa  senza permesso di soggiorno o senza i necessari documenti (tra cui le donne). L’Organizzazione sottolinea che i migranti irregolari sono più a rischio per quanto riguarda i problemi di salute a causa dell’emarginazione economica e sociale.

Per avere ulteriori informazioni sui principali problemi di salute relativi ai rifugiati e i migranti che arrivano in Europa e le domande frequenti sul tema “migranti e salute” si prega di consultare la sezione relativa sul sito dell'OMS.

ANALISI EPIDEMIOLOGICHE SULLE MALATTIE DEI MIGRANTI 

Nel Rapporto “Donare per Curare - Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci” a cura dell’Osservatorio Donazione Farmaci del Banco Farmaceutico emerge che in Italia come in altri Paesi occidentali il fenomeno dell’immigrazione deve ormai essere considerato un elemento strutturale e non più solo transitorio. Stiamo assistendo ad un rapido mutamento di composizione della nostra popolazione, del quale si deve necessariamente tener conto nel pianificare interventi sanitari di cura e prevenzione.  In continuità con i lavori avviati negli scorsi anni, il Banco Farmaceutico ha condotto un’indagine su bisogni di salute e malattie dei migranti, con un focus su alcune malattie croniche non trasmissibili come il diabete mellito e le condizioni di disagio psichico, e i cui risultati sono stati presentati nel Rapporto sulla Povertà Sanitaria 2017.

Il metodo di indagine adottato ha previsto l’utilizzo come indicatore indiretto di malattia i farmaci dispensati all’utenza, classificati secondo il criterio Anatomico-Terapeutico-Chimico (ATC).  L’indagine è stata condotta in collaborazione con alcuni Enti caritativi dal momento che tali organizzazioni costituiscono la principale possibilità di ricevere assistenza medica primaria per i migranti e costituiscono dunque una sorta di “Servizio Sanitario Solidale”.  Sono state analizzate tutte le dispensazioni di farmaci relative al periodo 2014-2016 effettuate da alcuni Enti Caritativi di Milano, selezionati in base alla loro capacità di fornire il profilo anagrafico dei pazienti e alla disponibilità di un database informatizzato nel quale sono registrate tutte le erogazioni dei farmaci. I dati a disposizione erano rappresentati dal codice identificativo anonimizzato di ogni paziente (comprendente età, sesso e area geografica di provenienza), dalla codifica ATC dei medicinali dispensati, dal numero di confezioni distribuite e dalla data di dispensazione. Utilizzando queste informazioni è stato eseguito uno studio osservazionale retrospettivo, considerando i farmaci dispensati come un indicatore indiretto del bisogno di salute di tutti i pazienti che hanno ricevuto aiuto sanitario presso gli Enti Caritativi selezionati. 

Dallo studio è emerso che diverse malattie croniche non trasmissibili (Non Communicable Diseases, NCD), soprattutto l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito e le dislipidemie, rappresentano un pesante fardello tra gli stranieri irregolari presenti sul nostro territorio. Secondo le ultime analisi, la prevalenza del diabete non sembra condizionata solo dall’appartenenza etnica, ma anche da fattori socio-economici. Ci sono segnali che fanno pensare a una malattia “socialmente trasmessa”, a causa del cambio di abitudini di vita e alimentari da parte dei migranti.  L’esperienza di ogni migrante consta essenzialmente di tre componenti: la situazione originaria che motiva la partenza (pre-migrazione); il viaggio propriamente detto (migrazione); il reinsediamento nel Paese di destinazione (post-migrazione).

Tutte queste fasi sono associate a fattori di rischio specifici che possono influenzare lo sviluppo di malattie mentali, anche se è difficile stimare il contributo relativo di ciascuna di esse nei singoli casi. Il disturbo post-traumatico da stress è molto comune nei migranti così come i disturbi dell'umore e della personalità. Tra i migranti, la percentuale femminile è particolarmente elevata e in queste donne è spesso documentabile una maggiore esposizione a rischi infettivi e malnutritivi durante la loro storia migratoria. Ad esempio, il deficit di iodio è stato riscontrato nelle donne migranti in età riproduttiva, con conseguenti rischi per la salute cognitiva di eventuali nuovi nati. 

I determinanti socio-economici rappresentano un imprescindibile fattore di rischio per queste malattie, probabilmente superiore a quello esercitato dall’appartenenza etnica e dalla migrazione. E’ fondamentale contrastare l’esclusione sociale e la povertà come mezzo per migliorare lo stato di salute delle persone più svantaggiate.

Data aggiornamento: 
Febbraio 2018
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